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Daniela Santanchè trascorse un’infanzia contrastata e faticosa, che qui testimonia:
“Lo riconosco: io da piccola ero una peste,una ribelle, una rompiballe, se mio figlio fa a me quello che io ho fatto ai miei genitori sono rovinata.
Il primo ricordo che ho della mia vita è questo: ci sono io a quattro, cinque anni, con il grembiulino dell’asilo e la ramazza in mano, che sto facendo le pulizie mentre qualcuno mi fa una fotografia, e risento la voce di mia mamma Delfina in lontananza che dice: ecco, Daniela, lei deve sempre fare qualcosa! Ecco, lei deve sempre comandare!…
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Daniela dichiara di “essere diventata grande una volta andata via da Cuneo, a diciotto anni”. E infatti chiarisce: Dopo il liceo dissi a mio padre: vado a fare l´università a Torino, Scienze Politiche. E lui: `Allora sei una brigatista!´. Io volevo dimostrargli che ero una brava, una capace, ma quando mi ha detto che ero una brigatista, allora lì mi è crollato il mondo.
Lui non voleva vedere l´evoluzione della famiglia, prima contadini, poi lui che diventa imprenditore nei trasporti… pensava fosse un gap il fatto chi io mi laureassi… ma se mio figlio domani fa più di me io sono contenta. Per mio padre invece ero quella che rifiutava le cose che lui aveva costruito.
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Daniela ricorda: ” la prima automobile me la sono comprata a ventuno anni, mentre facevo l´università a Torino: la Mini Clubman, color panna con le righe marroncine, la macchina più di moda in assoluto a quei tempi.
Era la prima auto che mi compravo perché la Renault due cavalli, che mi aveva dato mio padre per i miei diciotto anni… visto che mi ero impuntata per avere l´automobile non conformista, da figlia dei fiori… era rimasta a Cuneo.
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Daniela rivela: “Chi ha insinuato che avrei comprato il cognome Santanchè ha detto una sciocchezza. Ma comprato cosa? Avessi sposato De Benedetti, Agnelli o Moratti, capisco, è un cognome… ma il cognome che ho sposato io, sono io che l´ho reso pubblico, mentre prima equivaleva a un Rossi qualunque.
Mi spiego: io ho sposato un uomo a ventuno anni, per amore: era di famiglia borghese, nobile, chirurgo plastico. Ho lavorato dodici anni della mia vita come solaio so fare, notte e giorno, per le pubbliche relazioni.
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Daniela, è stata eletta alla Camera nel 2001, candidata in Lombardia nel proporzionale “grazie a Ignazio La russa”, in un collegio dove Alleanza Nazionale non aveva mai preso un parlamentare”: “Quella era una vera e propria mission impossibile, come disse Viviana Beccalossi.
Una campagna elettorale fatta in solitudine, molto innovativa, con la serata delle stelle, concerti, comici, cantanti, buffet, tour.
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Daniela dichiara: “Se guardo alla mia destra, ad esempio a Pino Rauti, io sono tutta un´altra cosa. Rispetto quelle persone che per scelta o per età hanno fatto scelte diverse, ma il ventennio non mi appassiona. Tra noi di An, invece, Gianni Alemanno è un ministro molto capace, e Francesco Storace mi ha anche fatto vincere dei soldi. Quando si presentò candidato alla Regione Lazio ero certa che sarebbe stato eletto e scommisi forte su di lui. Tu sei matta, non ce la farà mai, mi dicevano. E invece, oltre alla soddisfazione, mi ha fatto vincere trecentomila lire e qualche cena.
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